La metodica del BioMeta Test

Il BioMeta Test è chiamato così perché utilizza una particolare sostanza, chiamata Metasostanza che è in grado di amplificare il segnale di fondo del campione biologico (capelli, peli o tampone salivare) da analizzare.

 

Si tratta di un composto altamente salino, sottoposto ad un procedimento termodinamico; la lavorazione della sostanza di partenza, ed i vari passaggi effettuati a diverse temperature, nelle fasi intermedie, conferiscono alla Metasostanza la capacità di amplificare il segnale di fondo di qualunque tessuto.

 

Essa si comporta come una "lente di ingrandimento" capace di amplificare il debole segnale di fondo del tessuto (capelli o tampone salivare) a contatto bioelettronico con essa. Senza Metasostanza il tessuto da analizzare del soggetto risulterebbe praticamente invisibile alle apparecchiature e l'errore di analisi sarebbe assai elevato.

 

Per ovviare a questo inconveniente sono stati adottati diversi accorgimenti, di natura chimica, tecnica e matematico-software. La prima difficoltà da superare è stata rendere il segnale il più affidabile possibile; gli attuali sistemi di analisi frequenziali, come le apparecchiature di biorisonanza secondo la metodica bioenergetica di Voll, oltre ad essere semplici rilevatori di milleampere, utilizzano un segnale di natura piatta, cioè rappresentato solo su due assi cartesiani: x, y.

 

Affidandoci alle intuizioni del Prof. Palmieri sulla fisica unigravitazionale e ad alcuni lavori interessanti sulle onde gravitazionali, condotte da fisici dell'Università di Padova, siamo riusciti a mettere a punto un sistema che invia e riceve onde a 4 dimensioni, cioè rappresentate in x, y, z, t.

 

Gli assi x, y, z sono i caratteristici assi spaziali, mentre il quarto asse (non rappresentabile graficamente, ma solo matematicamente) è l'asse del tempo t. In questo modo abbiamo raggiunto una maggiore verosimiglianza con il tessuto che analizziamo.

 

In natura, infatti, non è assolutamente reale trovare segnali biologici che siano a soli due dimensioni, x-y; l'intero universo è quadri-dimensionale, è uno spazio che varia nel tempo. Un qualunque oggetto nell'universo, è sempre un corpo con massa in uno spazio volumetrico a tre dimensioni che invecchia nel tempo (asse t).

 

Solo in teoria e per semplicità, i libri di fisica riportano i segnali come piatti, ma in natura analizzare un tessuto biologico con un segnale piatto, è come se volessi accarezzare l'ombra di un cagnolino scambiandolo con il cane reale.

 

L'ombra è solo una proiezione bidimensionale di un animale reale che in realtà ha molte più dimensioni. Risolta questa difficoltà, restava da risolvere il problema di amplificazione di segnale.

 

Le onde biologiche, anche se 4-dimensionali, restano comunque di intensità bassissime e poco percettibili; inviando la frequenza di un cibo, come ad esempio la "mela", ad un tessuto biologico, il segnale di risposta era tanto basso che era facile cadere in errore di verifica dell'intolleranza (campo di disturbo bioenergetico).

 

 

Dovevamo poter utilizzare una sorta di "lente di ingrandimento". Questa lente ci veniva offerta da alcuni amplificatori operazionali inseriti nei circuiti simili agli squid usati dall'Università di Padova per captare le onde gravitazionali provenienti da altre galassie.

 

Ma questo non bastava a risolvere il problema. LA questione era di natura chimica. Non solo elettronica. Solo la Metasostanza, un brevetto tutto italiano, si rivelò assai utile per alzare il livello del segnale di risposta senza deformarlo né alterarlo in alcun modo.

 

Se il capello, o altro tessuto biologico, viene inserito nel sistema a Metasostanza, il suo segnale viene amplificato senza punti di deformazione dal sistema-macchina; un algoritmo traccia il resto.

 

La novità assoluta del sistema dei BioMeta Test Daphne, sta proprio nella metasostanza e nel meccanismo di analisi deisegnali a quattro dimensioni (ulteriore brevetto). Per stabilizzare i dati attraverso una procedura di calcolo, ci siamo affidati ad un potente software di gestione, che analizza e filtra i dati a vari livelli di compatibilità con i dato forniti dal clinte nell'apposito modello 62 di richiesta analisi.

 

Il software è in grado di estrapolare diverse variabili, perché confronta diversi fattori analitici di laboratorio. Ogni misurazione viene ripetuta per cinque volte e ricava il risultato finale dalla media geometrica di tali valori.

 

Se lo scarto è troppo ampio tra una misurazione ed un'altra il software ordina di processare una nuova misurazione su quell'elemento che risulta "dubbio". Alcuni valori vengono poi incrociati per ottenerne una taratura migliore; ad esempio, se si è intollerante al gruppo degli alcolici, si codificano in serie tutti gli alcol, poi si misura il valore della risposta del fegato, lo si combina con il valore del fruttosio che viene idrolizzato a livello epatico, si indaga se la bile ha una buona risposta funzionale, ecc...

 

Perché tutte questi controlli incrociati? Un Test Olistico che si rispetti, deve vedere il paziente e il referto analitico da più punti di vista, li confronta, li pesa, li sovrappone. Se vi sono molti organi ed enzimi collegati al processo digestivo degli alcolici che non funzionano bene, allora il tasso di intolleranza agli alcolici viene leggermente aumentato.

 

Se si tratta di un ragazzo di 20 anni, con tutti gli organi e metaboliti enzimatici in perfetto ordine, si abbassa il tasso di intolleranza. Questo algoritmo di compensazione è molto importante in quanto, se misurassimo la percentuale di intolleranza nuda e cruda, essa risulterebbe falsata ad una prima indagine, specie se il sistema biologico è influenzato da molte informazioni disturbanti (farmaci, tossine, alimenti, stress, stili di vita, ecc...).

 

Questi rumori di fondo disturbano l'analisi e farebbero rilevare delle cosidette "intolleranze mascherate". Per ovviare a questo problema non bastava solo la Metasostanza, né il metodo dell'onda quadrimensionale, siamo dovuti ricorrere ad una attenta programmazione di un forte modello matematico.software che codifica e filtra tutti i dati che possiamo reperire da una piccola porzione di tessuto biologico.

 

Questo software è controllato da un potente modello matematico a logica fuzzy, per ragioni di sicurezza tutti i modelli e le equazioni sono mantenuti ancora riservati perché non è possibile brevettare formule matematiche e il cuore dell'intero processo di elaborazione viene effettuato da società estere.

 

Il capello o il tampone salivare sono tessuti più facili da inviare, non degradabili, stratificano tutte le informazioni alimentari degli ultimi mesi di vita, a differenza del sangue che è molto instabile perché riporta le informazioni molto più recenti.

 

Un test sul sangue viene influenzato da quello che si mangia la sera prima o dal caffè assunto un attimo prima del prelievo. Invece, il capello ad esempio, è un tessuto stabile e duraturo, un po' come un sedimento di una roccia o gli anelli dell'albero.

 

In esso possiamo leggere molte informazioni che altrimenti sarebbero falsate o nascoste. Con il sistema del BioMeta Test Daphne, molti dei vecchi problemi tecnici delle macchine biofrequenziali sono stati pressoché risolti. 

 

Abbiamo ovviato al problema delle onde piatte filtrando onde a quattro dimensioni così da ottenere un vero test olistico che considera molti punti di vista durante la campionatura grazie al suo poderoso modello matematico di base.

 

La procedura è molto semplice: il cliente raccoglie un proprio ciuffo di capelli, compila il mod. 62 e viene tutto inviato ai laboratori. Il centro scansione invia tutti i dati al laboratorio centrale che in pochi giorni restituisce il BioTest richiesto.

 

Il range di riferimento e le valutazioni cambiano da soggetto a soggetto. Questo non è il solito test, molti chiedono perché non esiste una soglia di riferimento oltre la quale tutti sono intolleranti.

 

Semplicemente perché ognuno ha la sua soglia; il BioMeta Test non massifica come farebbe un test di laboratorio classico sul controllo del colesterolo. Un soggetto può essere alto, razza bianca, snello, diabetico, anziano, e stressato, mentre un altro basso, grasso, razza orientale, nervoso, e con un ulcera duodenale.

 

I due soggetti sono molto diversi tra loro. Avranno due soglie di rischio di intolleranza diverse. Un altro vantaggio del BioMeta Test Daphne è che i parametri di intolleranza possono anche avere valori negativi e più sono negativi più il cibo è "terapeutico" per il soggetto.

 

Questa è una grossa novità nell'ambito di questa indagine. Fino ad oggi, infatti, i test si riferivano a dei valori da 0 a 100% di intolleranza, nessuno aveva mai introdotto il concetto di percentuale negativa. 

 

Questo è stato possibile grazie alla caratteristica quadrimensionale delle onde, solo così è possibile ottenere dei risultati in % anche negativi. Questo fenomeno non è possibile da rilevare con altri sistemi in millivolt di tipo Voll. 

 

Una volta che il sistema ha analizzato e reso stabile tutti i valori, si procede alla stampa in un formato grafico, dinamico, personalizzato ed accattivante. Il BioMeta Test dei laboratori Daphne sono definiti di terza generazione.

La prima generazione fu sviluppata da Artur Coca intorno agli anni '40, analizzava attraverso l'ascolto del polso le intolleranze alimentari, un test di natura Kinesiologica che oggi è perfezionato con l'O-ring.

 

I Test di seconda generazione sono quelli dove viene posto uno strumento elettronico tra soggetto ed operatore, ma c'è sempre bisogno del soggetto e dell'operatore.

 

La terza generazione è quella dove si eliminano anche i fattori disturbanti del soggetto, analizzando solo un suo campione, e dell'operatore che diventa un tecnico, il resto è dovuto all'evoluzione del modello matematico basato su anni di BioTEst e centinaia di migliaia di risultati.

 

Studi condotti da Enti di ricerca italiani, hanno concluso che il BioMeta Test Daphne rientrano in una percentuale di ripetibilità del 94% su circa 2500 ripetizioni.