"13" Punti di riflessione sul Cyber-Bullismo

Chi ha mai sentito parlare di "13"? 

Ovviamente non mi riferisco al numero primo in sé o a simpatiche questioni di scaramanzia, ma al Libro Best seller, di Jay Asher, da cui è stata tratta l'omonima serie TV che ha riscosso un enorme successo tra le fila dei giovanissimi. 

 

Uno dei motivi di tale successo è che i ragazzi si sono sentiti raccontati e, in un certo modo, riflessi in alcune dinamiche della narrazione; tanto più che si tratta di dinamiche difficilmente condivisibili in un contesto familiare.

 

Il sottotitolo del libro recita "Se mi stai ascoltando, sei arrivato troppo tardi", riferendosi ad un audio-narrazione postuma, lasciata da Hanna al suo amico (Tony) nell'intento di farla ascoltare alle "13 persone", che in un modo o nell'altro, l'avrebbero portata alla decisione di togliersi la vita.

 

Parafrasando tale titolo, il messaggio che tanti ragazzi lancerebbero a tutti gli adulti potrebbe essere proprio "Se NON mi stai ascoltando, arriverai troppo tardi...ed io già avrò sofferto!" Non di rado, nei diversi colloqui fatti con dei genitori, sia in miei momenti di vita privata, sia durante incontri nelle scuole, mi è capitato di incontrare genitori convinti che l'ascolto sia un'esclusiva degli Psicologi, perché pensano di non avere gli strumenti adatti per comprendere i propri figli...non parliamo poi della figura del counselor nella prevenzione di problematiche e disturbi di tipo psicologico, in Toscana ancora quasi completamente sconosciuta, come se le persone si svegliassero improvvisamente colpiti da depressione, attacchi di ansia, panico...e non esistesse un modo e/o una figura professionale che potesse aiutare ad evitare che questo accada. Nulla di più errato!

 

Ovviamente l'ascolto è fondamentale in ogni rapporto interpersonale, anche e soprattutto in funzione di prevenzione e protezione.

Il pensiero corre, nello specifico, al timore che i ragazzi possano essere vittime di prepotenze, in particolare di Cyber-bullismo.

Per migliorare l'"ascolto" nei confronti di un figlio, è fondamentale prestare maggiore attenzione a questi 13 aspetti:

  1. Osservare eventuali cambiamenti significativi nella condotta;
  2. Monitorare sbalzi rilevanti nell'umore;
  3. Monitorare la eventuale riluttanza ad interagire con i coetanei, a favore di una maggiore frequentazione, in chiave di rifugio, di adulti vicini;
  4. Non sottovalutare un improvviso e considerevole calo del rendimento scolastico;
  5. Dare peso alla assidua frequentazione dei Social Network e alle possibili conseguenti manifestazioni di nervosismo e agitazione;
  6. Posizionare il PC in un posto di passaggio dove esercitare un maggior controllo e cercare di monitorare quanto più possibile l'utilizzo di Smart-phone e Tablet;
  7. Nel dialogo con i ragazzi, porre domande alle quali non si possa rispondere con un "sì" o con un "no" (domande chiuse);
  8. Ricorrere, invece, a formule che presuppongano una argomentazione nella risposta (domande aperte);
  9. Sollecitare, in tale argomentazioni, un contenuto emotivo, per favorire una continua educazione all'emotività;
  10. Rifuggire dalla tentazione in cui molti genitori incorrono nell'offrire una soluzione "bella e pronta" ai problemi eventualmente posti dai figli. Tale comportamento rappresenta, infatti, un'arma a doppio taglio: nel migliore dei casi, il ragazzo penserà che il genitore sia l'artefice della risoluzione; nell'ipotesi in cui non sia possibile giungere ad un esito positivo, agli occhi del ragazzo sarà il genitore il colpevole del fallimento e la volta seguente difficilmente si rivolgerà a lui. L'approccio vincente è, dunque, quello di star vicino al ragazzo, fornendogli tutti gli strumenti e le risorse necessarie per affrontare in autonomia la situazione;
  11. Solo se il problema presentasse una complessità fuori dalla portata del figlio, affiancarlo in maniera più presente cercando insieme le possibili soluzioni;
  12. E' auspicabile che la famiglia adotti il comportamento di cui sopra anche nel caso in cui il figlio sia vittima di bullismo. E' fondamentale "ascoltare attivamente" tutto ciò che il ragazzo è in grado di condividere, valutando insieme quali reazioni possano essere più appropriate e funzionali;
  13. Il presupposto è che il ragazzo deve interagire con i suoi pari e che il coinvolgimento degli adulti è necessario solo nella misura in cui le risorse emotive e cognitive del giovane non siano sufficienti, in quel momento, a gestire una situazione complessa e pericolosa.

Vi invito, se non lo avete già fatto, a vedere la serie TV "13" la trovate su Netflix, qui di seguito il trailer della prima stagione.

Non ho scritto questo articolo e/o consigliato la visione di "13" per creare allarmismo, ma semplicemente per invitare tutti noi genitori (io per prima sono mamma di un ragazzino di 15 anni) a prestare loro attenzione con occhio diverso. 

Nei vari incontri che ho avuto con la polizia postale, psicologi, genitori, sono venuta a conoscenza di storie che sembrano molto lontane dalla nostra realtà, storia da tv per l'appunto ma non è così.

Già nelle scuole medie della mia città le ragazzine hanno i primi rapporti sessuali, ci sono stati casi di autolesionismo, ragazzine fotografate di nascosto quando erano in bagno, magari con la biancheria calata, ragazzine inserite in chat intitolate in modo da etichettare pesantemente chi vi appartiene, per non parlare di assessori comunali che con la collaborazione di professionisti alquanto discutibili affrontano già negli asili e nelle scuole elementari il tema dell'omosessualità in modo tale da creare pregiudizi, e questo significa disagi e problemi nel caso alcuni ragazzi lo siano, lo sembrino o credano di esserlo...vorrei non fosse così ma nascondere la testa sotto la sabbia non risolverebbe il problema. 

 

 

Silvia Onorati

Counselor in Psicobiologia

Scrittrice - Coach - Trainer

 

 

03 gennaio 2020