"Dialogo degli opposti nell'espressione corporea"

Da quando veniamo al mondo, per tutta la vita, abbiamo bisogno di essere in relazione con qualcuno, inizialmente con chi si prende cura di noi e con i nostri amori, amicizie, colleghi; con ogni nuova persona che incontriamo potenzialmente può nascere un contatto, una gentilezza o una sfida... In genere, soprattutto con chi non conosciamo, prestiamo molta attenzione all'esteriorità, alla fisicità, alla forma del corpo e l'immagine esteriore diviene il filtro tramite cui ci avviciniamo e cerchiamo di comunicare, ma rimanendo invischiati in modelli e stereotipi ci ingabbiamo nel giudizio che certamente non corrisponde al nostro sentire più vero, e non apriamo le porte all'eccitazione del contatto. 

 

L'alternativa che ci suggerisce la gestalt, è restare in ascolto delle nostre immagini interne, delle nostre antenne e intuizioni per lasciare che il contatto possa avvenire e mille porte si aprano... Arrivo così al tema principale della comunicazione, in particolare quella corporea, che non passa attraverso le parole, di cui le immagini fanno parte. 

 

Noi comunichiamo costantemente, anche quando ci sembra di non farlo, anche quando stiamo in silenzio, anche quando non vorremmo comunicare. 

Come mai succede questo?

E' proprio la parte non verbale di noi a fare la differenza, perché siamo prima di tutto un corpo che, oltre ad avere un suo funzionamento organico attraverso i cinque sensi (la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto), riceve stimoli dal mondo esterno che entrano nel corpo e si trasformano in sensazioni.

Cosa sono le sensazioni?

Sono ciò che sentiamo nel corpo dopo aver ricevuto uno stimolo: guardiamo un tramonto, sentiamo un odore e immediatamente avvertiamo una o più sensazioni piacevoli o spiacevoli, conosciute o sconosciute... E questi agglomerati di sensazioni diventano emozioni, forze interne che spingono ad agire e a reagire.

 

Il termine deriva dal latino ex-movere, che vuol dire muoversi verso, tendere, andare in direzione dell'oggetto desiderato. Noi viviamo costantemente in questo turbinio di sensazioni ed emozioni da cui derivano i nostri comportamenti, il problema è che spesso non ce ne rendiamo conto. 

 

Ogni emozione che sia di rabbia, paura, tristezza o gioia ha un diverso oggetto e direzione e spinge verso un differente comportamento: io sono arrabbiato, ho paura, sono triste e gioisco per qualcuno e per qualcosa di assolutamente eterogeneo in ogni esperienza che vivo. 

 

Non è facile distinguere le emozioni e non siamo aiutati dall'educazione a farlo: da bambini ci sgridavano se esprimevamo con intensità il nostro sentire e abbiamo imparato a rinchiudere le emozioni dentro di noi, più che a dargli attenzione; ancora oggi il vissuto emozionale ci confonde e ci porta spesso ad agire in modo non funzionale e soprattutto non congruente con ciò che ci proponiamo di ottenere. 

Per percepire e comprendere cosa sta succedendo nel nostro corpo, riconquistare auto-consapevolezza e poter agire in maniera funzionale è innanzitutto importante addestrarci all'ascolto del corpo. 

Come dice Lowen: "Se vogliamo lavorare sulle emozioni, dobbiamo lavorare sul corpo, perché l'emozione è un movimento interno... Il corpo possiede una sua mente e sa cosa deve fare". 

Il corpo parla, nel corpo sono presenti tutte le nostre risorse, i nostri bisogni, i nostri desideri. 

Il lavoro col corpo ci mette in contatto con tutta la nostra storia, con le esperienze vissute di quando eravamo bambini, comprese le relazioni con le nostre figure primarie. 

Nel corpo sono presenti i segni della rabbia, della tristezza, della paura e della gioia provate allora e che riproviamo ancora oggi quando ci troviamo in alcune situazioni che le richiamano o ci immergiamo nel lavoro corporeo. 

 

Ora vorrei portare la vostra attenzione sul corpo che risuona e vibra, nel linguaggio comune diciamo "questa cosa mi risuona" quando percepiamo qualcosa attraverso le vibrazioni che un'emozione provoca nel corpo. 

 

Per risuonare prima di tutto devo emettere un suono. 

Già mente parlo, emetto un suono, ma di solito sono concentrata sulle parole che sto dicendo e non ascolto come la mia voce risuona all'interno del corpo. 

Per ascoltare la mia voce e non solo il significato delle parole devo cambiare il punto di vista, la prospettiva, in questo caso il punto di ascolto; se ascolto la mia voce, devo immaginare di essere a teatro e di passare dal palcoscenico alla platea e viceversa; devo passare dall'ascoltare la mia voce dal di fuori ad ascoltarla dal di dentro e diventare protagonista della mia voce che risuona nel mio corpo, e così io risuono, il mio corpo risuona, perché il mio corpo è una cassa armonica, uno strumento sonoro. 

Quante volte abbiamo ascoltato la nostra voce dopo averla registrata e ci siamo chiesti: ma questa è la mia voce?

Nella maggior parte dei casi non la riconosciamo e non ci piace perché individuiamo come nostra solo la voce del corpo che risuona, non quella emessa realmente; per esempio le persone mute emettono dei suoni e riconoscono la propria voce solo dalle vibrazioni del proprio corpo. 

 

Se solo io posso udire quel suono che fa vibrare il mio corpo, solo io posso emettere quel suono unico e singolare allora corpo e voce sono elementi della mia identità. 

La mia voce sono io!!!

Non esistono due voci uguali nel nostro pianeta. 

L'unicità dell'essere umano dipende anche da questo. 

Uno degli obiettivi del lavorare con la voce è portare la persona alla consapevolezza che il proprio corpo è la cassa armonica preposta all'emissione dei suoni. 

 

Per scoprire la nostra voce è perciò necessario saper percepire il proprio corpo in modo sottile e particolareggiato per esempio nella postura, nel modo in cui si muove, sposta il suo peso, appoggia i piedi, nell'elasticità, rigidità o fissità di ogni sua parte, consapevoli del fatto che ogni zona di tensione modifica l'emissione della voce. 

 

Per conoscere la nostra voce dobbiamo tornare al respiro: il neonato appena viene al mondo emette il suono dal primo respiro della sua vita e ogni essere umano, per tutta la vita, deve continuamente inspirare ed espirare per vivere. 

 

Metaforicamente inspirando metto dentro pensieri, idee, immagini e intuizioni ed espirando butto fuori il superfluo; trattengo ciò che mi serve e scopro se ho necessità di riempire o svuotare per non trattenere nulla. 

 

Scopro il mio modo di stare nel mondo. 

Dal momento in cui le corde vocali fanno vibrare l'arie e riempiono il corpo di onde sonore, inizia il processo trasformativo, il corpo diviene uno strumento musicale e le vibrazioni, che si propagano come una corrente in tutto il nostro essere, creano il CANTO!!!

 

Sarà allora interessante andare a scoprire dove mi sento vibrare, dove emetto un suono più acuto o più grave, dove risuono mentre inspiro ed espiro o come mi muovo mentre emetto un tono palpitante di una specifica emozione. 

 

Il corpo si muove seguendo le passioni del cuore, i sentimenti, le emozioni; il corpo si muove a partire dal respiro che è già una danza, la prima danza della nostra vita. 

Nel counseling della Gestalt usiamo la danza e il movimento spontaneo per lasciare il corpo muoversi liberamente nello spazio, abbandonarsi al ritmo, esprimere le dinamiche interiori: emozioni, desideri e conflitti prendono forma, forza, originalità.

 

Vi sono emozioni che ampliano i gesti del corpo come la rabbia, la gioia o l'amore, altre che hanno bisogno di chiusura e contenimento come il dolore, la paura, l'incertezza. 

Il canto e la danza sono strumenti di comunicazione mediante cui integriamo il sentire, al pensare e all'agire: dal pieno contatto con noi stessi scaturisce una comunicazione con l'altro fatta di pienezza e autenticità.

In questo senso la voce e il movimento corporeo sono parte integrante della relazione che cura. 

 

Pontedera, 28 ottobre 2020

 

Silvia Onorati

Trainer, coach, counselor in ambito aziendale e privato