Alla ricerca di amore e i suoi surrogati

La causa che fin dall'infanzia porta l'individuo a costruirsi una personalità fittizia risiede nell'insufficiente sensibilità e affettività con cui il suo ambiente familiare si è relazionato a lui; non ricevendo abbastanza amore incondizionato, ciascuno tende a ricercare dei surrogati che sostituiscano almeno in parte tale nutrimento.

 

Il surrogato più vicino all'amore è l'approvazione, per ottenere la quale dobbiamo comportarci da bravi bambini, dimostrando disponibilità, affidabilità e simpatia al fine di accattivarci gli altri.

 

Ma se la nostra famiglia è troppo distratta o sofferente per accorgersi di noi e del nostro impegno, o troppo severa e critica per esprimerci apprezzamento e farci complimenti espliciti, allora saremmo costretti a ripiegare su un surrugato di livello inferiore: il potere, che ci porta a usare le minacce, le critiche, i lamenti o la pseudofuga/riservatezza per manipolare gli altri e costringerli a darci considerazione.

 

Diventeremo così, a seconda dei casi, piccoli dittatori, sottili e freddi inquisitori, vittime croniche o soggetti sfuggenti.

Se infine neppure questa strada funziona non ci rimane che un'ultima possibilità per attirare l'attenzione, e cioè diventare dei bambini "cattivi", che disobbediscono continuamente, combinano guai, provocano e picchiano i compagni, fino a diventare dei bulli, teppisti o addirittura da grandi dei criminali, perfino l'odio è meglio dell'indifferenza e del vuoto emozionale.

 

Vi sono genitori che non riescono a dare ai figli neppure un po' di amore e altri invece che ci riescono, ma solo in parte.

Immaginiamo un bambino il cui bisogno di amore incondizionato sia pari a 100 e la cui famiglia riesca a soddisfarlo solo a metà: per colmare il restante 50 per cento quel bambino ricercherà per prima cosa l'approvazione, e se è abbastanza bravo ad "apparire come gli altri lo vogliono", se i suoi genitori sono inclini ad apprezzare le sue doti di adattamento e capaci di comunicargli nei modi appropriati la loro approvazione, diventerà presto un bravo bambino o come lo chiama Berne, un bambino adattato.

 

Se invece i genitori sono distratti, o troppo severi ed esigenti, oppure avari di complimenti, quel bambino riceverà una dose di approvazione insufficiente, supponiamo il 10 per cento, e dovrà colmare il 40 per cento rimanente con un surrogato di livello ancora più basso: il potere.

Anche se indichiamo il potere come un surrogato di livello inferiore rispetto all'approvazione, non si deve pensare che in questi casi in cui il bambino riesce ad ottenerne molta le cose vadano davvero bene, poiché si tratta pur sempre di un surrogato, mentre il reale bisogno primario rimane insoddisfatto.

Se da un lato i bambini che hanno goduto di una certa approvazione sviluppano una personalità socialmente più costruttiva e una maggiore autostima, è però vero che sarà per loro più difficile mettere in discussione le proprie strategie relazionali e svelare l'autoinganno che li porta a cercare approvazione pur desiderando in realtà amore.

Soprattutto sarà più difficile distaccarsi (fisicamente e soprattutto psicologicamente) dai genitori, dato che li vedono come positivi e non colgono che dietro alla patina zuccherina dell'approvazione si cela comunque una mancanza di amore.

Non che l'approvazione sia negativa, tutt'altro rappresenta anch'essa uno specifico e legittimo bisogno dell'individuo, ma non può soddisfare la necessità di essere amati; il problema non è dunque l'approvazione in sé, che è necessaria nella vita dell'individuo, ma l'approvazione utilizzata come surrogato per l'amore e a seguito della quale, vengono a prodursi nel bambino una profonda insicurezza e una confusione infettiva che lo indurranno a un'eterna ricerca di approvazione da parte degli altri: i genitori prima, e poi gli altri adulti significativi.

 

Il presupposto erroneo del bambino è che l'approvazione colmerà il suo bisogno di amore, ma in realtà ciò non avviene né può avvenire.

Inoltre, a forza di recitare la parte del bravo bambino perderà la capacità di stare a contatto con la propria vulnerabilità, e senza di essa, anche se qualcuno gli darà amore, non sarà in grado di riceverlo, poiché schermato dalle sue stesse maschere.

Nella nostra società vige una certa avarizia per quanto riguarda l'approvazione e l'apprezzamento, la maggior parte dei bambini per colmare la carenza di amore è costretta a ricorrere al surrogato del potere.

 

Silvia Onorati

Counselor e Coach in Psicobiologia

13 ottobre 2018